Dentro la forma artistica

Voce, drammaturgia, oggetti e silenzio

Sei canti diventano un percorso continuo: ogni elemento acquista senso attraverso il modo in cui nasce, cambia, si ritira e lascia spazio a ciò che segue.

6 canticanto e parolaoggetti essenzialifinale per sottrazione

MiniMiniature possiede una drammaturgia precisa. I sei canti formano un arco continuo: ciascuno nasce da ciò che lo precede e prepara, in modo più o meno evidente, ciò che verrà dopo.

La voce: tra canto e parola

La voce può rimanere interamente musicale, incontrare la parola, generare un’immagine e tornare nuovamente al canto senza che questi passaggi interrompano la continuità dell’esperienza. Il confine fra cantare e raccontare rimane volutamente mobile.

Le parole aprono immagini dentro la musica. Possono affiorare nel canto e far emergere per qualche istante un mare, la neve, una trottola, un aquilone, un granello di sabbia, una tavolozza o una farfalla. Poche parole sono sufficienti perché un piccolo mondo prenda forma.

La drammaturgia comincia dall’ingresso

L’accoglienza dei bambini e degli adulti nello spazio costituisce il primo tempo del concerto. Le voci, la presenza degli interpreti e il modo in cui il pubblico prende posto accompagnano gradualmente il passaggio dall’arrivo all’esperienza musicale condivisa.

Da qui prende forma un arco composto da sei canti. Ciò che tiene insieme i quadri è soprattutto il tempo della trasformazione: un canto può modificarsi, una parola comparire, un oggetto entrare nello spazio, un movimento allargarsi o raccogliersi.

Materiali, gesto e movimento entrano nel tempo del canto e del pianoforte.
Materiali, gesto e movimento entrano nel tempo del canto e del pianoforte.

Far apparire un mondo con poco

Gli oggetti sono pochi, semplici e legati ai singoli quadri. Sono presenze temporanee: entrano nello spazio per il tempo necessario a far emergere un’immagine e poi lo restituiscono alla sua essenzialità.

MiniMiniature lavora sulla suggestione più che sulla riproduzione. Bastano pochi elementi perché appaiano un mare, un aquilone, una trottola o una farfalla. Musica, gesto e immaginazione costruiscono insieme un mondo che prende forma nell’esperienza di chi ascolta e guarda.

Mostrare quanto basta perché qualcosa possa apparire, lasciando all’immaginazione lo spazio per completarlo.

Le transizioni sono parte dell’opera

Un oggetto viene cercato, preso, aperto, dispiegato o mostrato; al termine viene raccolto, piegato quando necessario e riposto con attenzione. La cura dedicata alla sua comparsa continua anche nel congedo, e il modo di riporlo prepara ciò che seguirà.

All’interno della struttura rimane spazio per l’improvvisazione. Gli interpreti possono dilatare, abbreviare o trasformare alcuni passaggi mantenendo vivo il rapporto con ciò che sta accadendo. La forma resta riconoscibile e il suo tempo concreto varia da una replica all’altra.

Il finale: lasciare che l’esperienza finisca

Il finale si estende oltre l’ultima nota del brano conclusivo. È una successione di passaggi nei quali immagine, gesto, pianoforte, voce e silenzio si ritirano progressivamente. Dopo il quadro conclusivo gli interpreti tornano a sedersi; il movimento si riduce; rimangono il pianoforte, le voci e le persone presenti.

Il pianoforte ripete poche volte una breve frase musicale. Poi arriva il saluto, cantato tre volte su un movimento discendente: «ciao, ciao, ciao». Il saluto apre ancora un ultimo tempo condiviso: dopo l’ultima nota rimane il silenzio.

Quel silenzio può durare pochi secondi oppure molto più a lungo. È un tempo pieno della risonanza di ciò che è appena accaduto, nel quale rimane la presenza reciproca delle persone. L’immagine si ritira, il gesto si riduce, restano poche note, poi un saluto e infine il silenzio. La conclusione di MiniMiniature è una progressiva sottrazione.

Vuoi programmare MiniMiniature?

Dossier, video e informazioni organizzative sono disponibili sul sito. Per una proposta o una verifica di fattibilità puoi contattarci direttamente.

ContattiTorna alla homepage